Nove giorni. Tanto è passato dall’indecente spettacolo andato in scena nella villa comunale di Castellammare di Stabia, dove un gruppo di persone ha celebrato la scarcerazione di un boss con una festa abusiva, senza che nessuno – né il sindaco, né la maggioranza, né l’opposizione – abbia sentito il dovere di prendere posizione. Un silenzio assordante, che stride con le dichiarazioni di facciata che puntualmente riempiono le campagne elettorali, quando la bandiera dell’anticamorra viene sventolata con convinzione. Eppure, questa volta, nessuno ha avuto il coraggio di dire una parola. Non il sindaco Luigi Vicinanza, che ha scelto di ignorare l’accaduto. Non il Partito Democratico, che pure si erge spesso a paladino della legalità. E soprattutto, non Sandro Ruotolo, consigliere comunale e europarlamentare, un nome che dovrebbe essere sinonimo di impegno contro la criminalità, ma che stavolta ha preferito tacere. Un’assenza che pesa, così come pesa quella degli altri membri del consiglio comunale, sia di maggioranza che di opposizione, indipendentemente dal colore politico. Nessuna reazione da Fratelli d’Italia, nessuna dalla Lega. Tutti zitti, come se non fosse successo nulla. Solo Forza Italia si espressa sulla vicenda, seppur attraverso una nota del vicepresidente della Commissione Nazionale Antimafia, l’on. Mauro D’Attis. A distanza di nove giorni, però, gli interrogativi sono tanti. Dove sono finite le voci indignate che di solito si levano per condannare episodi simili? Dove sono le associazioni che si battono per la legalità? Dove sono i rappresentanti della cosiddetta società civile, sempre pronti a schierarsi quando il tema della camorra diventa conveniente da cavalcare? Questa volta, il silenzio collettivo ha smascherato un sistema in cui l’indignazione è a geometria variabile, pronta a essere sbandierata quando fa comodo, ma ignorata quando esporsi può risultare scomodo. Quello che è accaduto in villa comunale non è solo un episodio di degrado e impunità, ma un simbolo pericoloso di una città che rischia di abituarsi all’indifferenza, dove l’assenza di reazioni istituzionali lascia spazio all’idea che certe manifestazioni siano tollerabili. Un segnale inquietante, che non può e non deve passare sotto silenzio. Ma, a quanto pare, per la politica locale è più facile guardare altrove.
Castellammare. Festa al boss: un silenzio imbarazzante
